In vista del settantesimo anniversario dei Trattati di Roma, che ricorrerà nel 2027, gli eurodeputati del Partito Democratico (PD | S&D), hanno pubblicato un manifesto politico dal titolo “Verso gli Stati Uniti d’Europa. Ora”. Il documento intende rilanciare e ridefinire le priorità del partito per l’Europa del futuro, partendo dalla convinzione che l’Unione non possa più permettersi l’immobilismo che la caratterizza oggi sotto numerosi aspetti.

Secondo il manifesto, a rendere urgente un cambio di passo dell’Europa concorrono diversi fattori: le scelte di politica internazionale dell’amministrazione Trump, il ritorno dei nazionalismi sul continente e, soprattutto, l’insufficienza del livello di integrazione politica, economica e produttiva finora raggiunto dall’Unione di fronte alle grandi sfide del presente.

Il documento individua nel settore digitale uno degli esempi più emblematici delle debolezze strutturali europee. Su intelligenza artificiale, aerospazio, transizione ecologica e autonomia strategica nella difesa, si legge nel manifesto, “non produciamo più innovazione: la regoliamo. Altri producono, ci vendono i prodotti e crescono, mentre noi paghiamo”.

Una critica netta che non mette in discussione il valore della regolazione europea, ma ne sottolinea i limiti se non accompagnata da una strategia industriale e di investimento comune. “Regolare per tutelare persone e pianeta è giusto, ma da solo non crea PIL né lavoro. Senza investimenti pubblici comuni, ricchezza e occupazione vanno altrove”, prosegue il documento.

In questa prospettiva, il PD critica anche il Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) proposto dalla Commissione europea, giudicato inadeguato ad affrontare le sfide attuali. Secondo gli eurodeputati dem, la proposta “indebolisce la coesione territoriale, taglia le risorse e riduce lo spazio delle politiche sui territori”, rischiando di accentuare le disuguaglianze anziché ridurle.

Il partito guarda quindi a una riforma dell’Unione che renda concreti gli Stati Uniti d’Europa e individua una serie di prime azioni su cui intende impegnarsi sia al Parlamento europeo sia in Italia. Tra queste, un bilancio europeo più robusto, capace di ricorrere, se necessario, anche al debito comune e a nuove risorse proprie, da destinare all’innovazione, alla transizione verde e alla garanzia della coesione sociale.

A ciò si affianca la proposta di una politica estera unica, a partire dalla cooperazione rafforzata tra Stati prevista all’articolo 42 del Trattato di Lisbona, l’abolizione del potere di veto in seno al Consiglio europeo e il parallelo rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo.

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Ora una stagione di cambiamento

Commentando il manifesto il capodelegazione PD al Parlamento europeo, Nicola Zingaretti, ha richiamato il quadro politico in cui si inserisce l’iniziativa. “Il contenuto del nostro manifesto in vista dei 70 anni dei Trattati di Roma è la necessità di investire, promuovere il mercato unico, rilanciare le cooperazioni rafforzate, ridiscutere il diritto di veto, garantire la coesione sociale, aumentare il bilancio ricorrendo anche a debito comune”. Per Zingaretti, “non è genericamente ‘l’Europa’ a frenare, sono le destre sovraniste oggi al governo in molti Paesi”. Da qui la scelta di non fermarsi “nella contemplazione orgogliosa di una storia”, ma di “aprire una stagione di cambiamento”.

Nel suo commento, il capodelegazione dem si sofferma anche sul tema dei nazionalismi. “Illudono coloro che hanno perso la speranza nel futuro, che la soluzione sia nel ritorno al passato”, ha affermato, ricordando che “il nazionalismo nella storia ha portato solo ingiustizie e guerre”. La risposta, ha aggiunto, è “ricostruire un progetto che sia davvero di speranza”. Un progetto che, secondo Zingaretti, viene attaccato proprio perché efficace: “Perché vogliono distruggere l’Europa? Perché è un modello positivo di integrazione e sviluppo nel nome dell’affermazione di diritti universali”. In questo quadro, ha osservato, “le politiche di Trump e Putin sono figlie di paure simili”.

Sulla necessità di superare l’attuale assetto dell’Unione è intervenuto anche l’eurodeputato Brando Benifei, capo della delegazione del Parlamento europeo per le relazioni con gli Stati Uniti. “Alla vigilia del settantesimo anniversario dei Trattati di Roma, le nostre proposte per la federazione europea rappresentano l’unica rotta da percorrere per salvare l’Europa dall’irrilevanza e farla contare davvero in un mondo instabile”, ha affermato, richiamando un contesto internazionale in cui “alleati tradizionali come gli Stati Uniti rimangono imprevedibili e le tensioni globali crescono ovunque”. Secondo Benifei, “serve superare paralisi e veti” per permettere all’Unione di raggiungere “i suoi obiettivi esistenziali: capacità fiscale comune con un bilancio allargato, coesione sociale e beni pubblici europei, decarbonizzazione e sicurezza condivisa”. Il manifesto, ha aggiunto, indica “una strada già recentemente tracciata anche da Mario Draghi: l’Europa deve passare da confederazione di Stati a federazione”. Secondo Benifei, “il tempo scorre e non possiamo più aspettare”.

Anche l’eurodeputato e presidente del PD, Stefano Bonaccini, colloca il dibattito in una prospettiva strategica. “Ci troviamo davanti a un bivio: costruire un’Unione europea capace di essere un grande attore politico, in grado di competere con Stati Uniti e Cina, oppure accettare di esserne vassalli”, ha affermato.

Secondo Bonaccini, il manifesto nasce per “indicare con chiarezza la strada da prendere, ora”. L’eurodeputato, già governatore della Regione Emilia-Romagna, ha ricordato che “l’Europa ci ha garantito pace, democrazia e libertà”, ma avverte che “l’attuale livello di integrazione non basta più ad affrontare le sfide globali”. Da qui la richiesta di “scelte coraggiose”, come “il superamento delle decisioni all’unanimità e del diritto di veto”, “un fondo europeo da 750 miliardi per produttività, intelligenza artificiale e transizione verde”, “nuovi trattati commerciali” e “una vera difesa comune”. “Come nel 1957 – ha concluso – serve coraggio per cambiare”.

Nel suo commento, l’eurodeputato dem Dario Nardella ha sottolineato l’urgenza del momento. “Ora o mai più. Mai come questa volta in vista del settantesimo della sua nascita l’Europa è a rischio estinzione”, ha affermato. Il manifesto, ha proseguito, “indica una strada seria, concreta e coraggiosa per invertire definitivamente la rotta di una crisi politica ed economica dell’Europa verso una svolta”. Una svolta che, secondo Nardella, “obbliga i governi degli Stati membri a uscire dal torpore nel quale hanno scelto di stare”. Il contesto internazionale rafforza questa urgenza: “Le minacce di Trump, la necessità di giungere ad una pace in Ucraina, tutto ci dice che è il momento di fare il passo decisivo”. E avverte: “Se cade l’Europa cadono gli Stati”.

Da parte sua Camilla Laureti, vicepresidente del gruppo S&D, ha definito il manifesto “l’unica via possibile”. “Nasce da ragioni storiche e politiche precise, ma affonda le sue radici in un progetto che, nato sulle ceneri di due conflitti mondiali, è ancora profondamente attuale”, afferma. Alla luce della “crescente spinta dei nazionalismi” e di “un’aggressiva politica americana imposta da Trump”, l’eurodeputata ha osservato che “soltanto un’Europa più forte e federale può rappresentare una speranza concreta”.

Per questo, ha aggiunto, servono “quattro obiettivi immediati”: “aumentare il bilancio pluriennale europeo”, costruire “una vera politica estera comune da cui far discendere una politica di difesa comune”, “il superamento dell’unanimità all’interno del Consiglio” e “le cooperazioni rafforzate con gli Stati membri disponibili a realizzarle da subito”. “Non possiamo aspettare – ha concluso – perché il rischio è vedere naufragare definitivamente un progetto che, mai come ora, è l’unica via possibile di fronte alle crisi mondiali: gli Stati Uniti d’Europa”.

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